Il servilismo del Quarto potere
Oggi, sulle pagine di "la Repubblica" è in atto una polemica, un contenzioso fra Marco Travaglio e Giuseppe D’Avanzo. Sarebbe davvero lungo entrare nel merito di questa querelle. Però, per una volta mi sento di appoggiare incondizionatamente Travaglio, sebbene non provi per lui un’immediata empatia. Mi schiero dalla sua parte perché sono preoccupato, anzi che dico, sono spaventato dal servilismo del Quarto potere così ben rappresentato da D’Avanzo. La fine del giornalismo dei fatti e delle opinioni, dei dubbi e delle inchieste - ecco cosa rappresenta D’Avanzo. Egli è la porta del berlusconismo che si apre e tutto mette a tacere. E’ la fine della democrazia, dell’articolo 21 della Costituzione. D’Avanzo è gli avanzi (scusate l’ovvio gioco di parole) del neoveltronismo - che è già vecchio poiché è una replica del berlusconismo. Schifani non è mafioso, ma è stato (e in Sicilia quanto è difficile che si usi il passato prossimo!) amico di mafiosi - caro D’Avanzo questo si sapeva, si sa, si saprà: è inutile che ti sprechi in sterili sofismi, non sei neppure una penna eccellente. Il cerchio si stringe, Wells aveva capito tutto. Il Quarto potere si schiera, affianco del Primo, contro se stesso. Si ripiega in nome delle "distensioni politiche" (fra chi poi?), imbavaglia la verità, distorce i fatti e racconta alla gente che i fatti non sono la realtà - come da sempre fa la macchina comunicativa del berlusconismo. Condivido la posizione finale di Travaglio, aspettiamo che sia un giudice a decidere. Quando, ne sono certo (perché ancora per poco, ma speriamo ancora per molto, il Terzo potere non si asservirà come D’Avanzo & company), un giudice darà ragione a Travaglio, il Quarto potere riporterà sì e no un trafiletto - tanto la notizia fra 3 anni chi se la ricorderà più - e D’Avanzo fingerà di non avere mai scritto niente a proposito.
