Uno stralcio dovuto
[…] Alle due e mezza invernali, le tre o le quattro estive iniziava la sarabanda calcistica: si accendevano le radio della trattoria prima, del trullo dopo, e in religioso silenzio mio zio e l’amico di mio padre ascoltavano Tutto il calcio minuto per minuto – e io con loro. Ogni tanto si recepiva un urlo di mia sorella e dell’amichetta seguito da un mio shhh serio e adulto. Mio padre se ne fregava del calcio, ma io lo volevo partecipe della mia passione e a ogni gol correvo ad aggiornarlo di cambiamenti di classifica e nuove prospettive di campionato per il Bari. In quegli anni il Bari era solo in B, lottava per salire di serie ma perdeva puntualmente a fine campionato fra le mie lacrime e le imprecazioni di mio zio. Quando segnavano Iorio o Bivi, correvo all’impazzata per la trattoria o il trullo o la campagna e abbracciavo nell’ordine mio zio – che mi faceva saltare in aria dalla gioia – mio padre – che mi subiva in silenzio – mia madre – che mi chiedeva che cosa è successo – mia sorella – che mi diceva smettila – mio fratello – che piangeva stritolato fra le mie braccia. Poi cercavo mia nonna – che chiamava la squadra la Bari – per dirle del gol e mimarglielo, sebbene non l’avessi visto, e la cercavo per la campagna dove se ne andava a raccogliere la cicoria matta – e mi chiedevo sempre perché quella verdura fosse pazza e perché mia nonna si ostinasse a prenderla, se non la mangiavo. […]
Da Altrotempo, Cadmo editore, Fiesole 2008, pp. 106-107

Splendido spaccato della nostra vita.
Ottima scelta come stralcio!:)
Bravo Ferdino!
Comment by Cinzia Coratelli — Fri 28 Mar, 2008 @ 23:01