Anti-

Oggi mi scopro polemico. Dopo avere commentato qui sotto una scomunica tardo anni quaranta, mi soffermo su un’altra notizia, passata dai media – per carità – ma senza grandi enfasi. Pare che gli “amici” americani, i “nostri salvatori” ci abbiano definiti codardi. Ora, per l’amor del cielo, lasciando stare sentimenti nazionalistici, permalosità o approfondimento sociologico sulla veridicità di questa affermazione, vorrei sottolineare un altro aspetto. Immaginate che un quotidiano italiano dia del codardo al popolo americano. Dio ce ne scampi! Il giorno dopo avremmo tre personaggi direttori di altri quotidiani (una triade migliore della Trinità) come “Il Foglio”, “Libero” e “Il Giornale” sbraitare prima del comunista a chi si è permesso di dire qualcosa sugli amici americani, poi ecco pronunciarsi il fatidico giudizio di “antiamericano”. In Italia si fa un grande uso del suffisso anti-: anticomunista, antifascista, antilibertario, antiamericano (per l’appunto), antisraeliano ecc. ogni opinione è subito bollata da chi non la condivide come anti-qualcosa. Non so se negli Stati Uniti qualcuno abbia tacciato l’affermazione italiani=codardi come sentimento antitaliano – ma posso credere di no. Di certo Ferrara, Belpietro e Feltri non hanno da rimproverare niente agli amici americani, anzi potrebbero dire che se gli amici dicono così è perché è vero, qui ci sono i comunisti che sono tutti antiamericani.
Sarà! Beh, mi permetto di chiudere dicendo che se loro mi/ci definiscono codardi nessuno dovrebbe obiettare se oggi (solo oggi, d’accordo!) io ritengo gli americani un popolo di idioti. Come? Sono antiamericano? No, no, l’unica cosa anti- che conosco in questo periodo e il biotico che sono costretto a prendere.

Gesù!

Mi capita di andare fino in fondo alla pagina web di “la Repubblica” e incoccio in questo articolo. Lo leggo, lo rileggo e mi domando – ma siamo proprio sicuri che i valori religiosi propinati dagli estremisti islamici siano i soli a essere pericolosi e culturalmente arretrati?

Ossessione

Avanza la musica come avanza la notte – è il tempo che mai mi avanza.
Lo stillicidio è lento e continuo, fin da bambino spingevo fino al limite e poi venivo inghiottito dal buio che avevo preparato meticolosamente. Chi non ha mai desiderato una storia da raccontare? Non andrebbero vissute, eppure afferro tutte le icone di carta che scorrono ai miei occhi, al finestrino. Poi allungo la mano, sento il vento vorticoso piegarmi il braccio e risalire alle spalle, alla faccia, fin su ai capelli – e devo chiudere gli occhi. Qualcuno grida il mio nome, non riesco a girarmi in tempo.
Sogno di tuffarmi nel mio mare a sudest, poi abbandono la malinconia che prima o poi sarà ripresa e riciclata per farne oggetti inutili: diari, pagine, fogli, foto, contorni e cornici senza tele. Squilla il telefono – rispondo un’altra volta. Squilla. Insiste. Che ossessione! Ci sono tante esse in ossessione: mi viene in mente assassino – sono le stesse consonanti, siamo salvi grazie alle vocali. È un assassino, mi ha detto. Ma no. E invece sì, o è amore o è assassino. Mai nessuno mi aveva dato dell’assassino. Vabbè, ho capito, rispondo a ’sto telefono. Intanto incrocio lo sguardo con occhi verdi: amo amare le sconosciute in storie che hanno da venire. Se il cuore sobbalza il pensiero si incunea. Devo scrivere, ne sono certo – ho sonno.
Perché hai su gli occhiali da sole? Per lo stesso motivo per cui li hai su tu. Ah, occhei. Mi piace vivere a sud dell’estremo, da qui la prospettiva è fantastica. Non importa che precipiti, se non riesco a scansarmi all’ultimo potrei sempre bermi un bicchiere di vino.
Corro controvento, controcorrente, controsole – e aspetto che piova. Il terreno è friabile in questo punto, proprio dove ho il piede sinistro. Ho visto di peggio nella vita. Ricordo una volta in cui un gatto cadde in depressione, doveva ammainare la vela e aveva paura di annegare. Io invece ammaino e ripiego le vele con cura, e so nuotare. In alcune circostanze so persino cantare. Come adesso.
Lo scroscio di applausi lentamente scemerà, la porta verrà chiusa, le finestre saranno assicurate con i fermi (ché di ’sti tempi non si sa mai), e l’ossessione avrà cantato, suonato e ballato. Tutto scivolerà via e tutto riprenderà. Mentre io sognerò ancora.
Come Arturo Bandini.