Una questione di decenza

Un po’ sui gomiti, arrancando, stringendo i denti (e in questo noi italiani siamo bravi e specialisti) alla fine ce la abbiamo fatta. Il tetragramma cabalistico si è chiuso. Non scenderò nei dettagli tecnici – li lascio a chi fa questo di mestiere. Non esalterò le gesta di Cannavaro (anche se lo meriterebbe) né di Grosso (che pure dai campi della serie C al Mondiale ha vissuto una favola d’altri tempi). No. Vorrei sottolineare quella capocciata. No, non quella di Materazzi che ha permesso all’Italia di pareggiare. Quella di Zidane. Assurda, indecente, scandalosa, se non fosse a fine carriera meriterebbe infinte giornate di squalifica. E con lui l’allenatore francese che oggi dice: “Io non giustifico quello che ha fatto, ma lo capisco, chissà cosa gli ha detto Materazzi. Che poi, grande grosso com’è, si è buttato a terra e ha fatto un sacco di moine. Il vero uomo del match è lui”. La grandeur francese, popolo che non ha mai saputo perdere, pronto a criticare, incapace a ammettere gli errori. Figuraccia di una nazione. Gli inglesi cercano di scagionare il francese (lo riferisce “The Guardian”) affermando che Materazzi abbia dato del “terrorista” a Zidane. Gli inglesi: altro popolo di fair play! Popolo di hooligan della peggiore strage avvenuta per una partita di calcio.
E qui la mia domanda: se a fare quello che ha fatto Zidane fosse stato un italiano? Cosa avrebbe detto il mondo? Come ci avrebbero dipinti? Quante riflessioni sociologiche su di noi, sul nostro comportamento, sulle nostre abitudini ci saremmo dovuti sorbire? Ricordate due anni fa per uno sputo di Totti? E solo un mese fa la gomitata di De Rossi? Beh, lo sputo di Totti fu da vigliacco (e chi lo nega!), la gomitata di De Rossi è stato un gesto sanguigno di nervosismo agonistico che andava punito (e credo che 4 giornate di squalifica fossero anche esagerate), ma nessun italiano – soprattutto se è uno dei campioni più celebrati al mondo – ha dato una capocciata a un avversario così a freddo, tornando indietro e pensando bene a cosa fare. Perlomeno, non in finale, non davanti a miliardi di spettatori. E nessuno di noi, allenatore e compagni compresi, avrebbe avuto il coraggio di giustificarlo. Certo, caro Domenech, è vero che Materazzi è grande e grosso, ma solo per quello la capocciata non la ha presa in piena faccia.
Sì, abbiamo vinto ai rigori e non sul campo, sì, il secondo tempo e una parte dei supplementari i francesi hanno giocato meglio, ma al quarto minuto del secondo tempo supplementare per me la partita è finita. In quel momento, su quella capocciata c’è stato nella mia mente un fischio virtuale – la fine di una finale e l’assegnazione di diritto della Coppa. Da sempre francesista, amante di una cultura raffinata e malinconica, esistenzialista, profonda. Per questo oggi (affianco alla gioia della vittoria) mi sento triste e deluso. Quella capocciata in pieno petto è come se la avessi presa anche io.
Non posso che guardare negli occhi i “cugini” transalpini e dire loro: vergogna.