Dodici
Come uscito da un racconto, o come in una sceneggiatura di un film prevedibile, l’Italia vince la semifinale contro la Germania con due gol negli ultimi due minuti del secondo tempo supplementare. Prevedibile, appunto, se fosse un racconto, una fiction, imprevedibile e emozionante invece come solo la realtà spesso sa essere. E da quel momento è tripudio di alcol, di bandiere (ne ho vista anche una con la faccia del duce, si sa in questi momenti), di donne che si sfilano i reggiseno in piedi sulle cabrio di amici o fidanzati ubriachi. E suonano clacson, e si balla per strada, e viene voglia di sesso, così anche i trentacinquenni infelici (stando alla solita indagine preestiva) vedono risvegliarsi assopite emozioni. Una festa insomma, sì.
Vado a dormire, non avendo praticamente visto il gol del due a zero perché ancora intento a festeggiare il primo gol. Cerco nella calura estiva di dimostrare, appunto, che non tutti i trentacinquenni sono infelici e privi di voglie sessuali. Le pale sul soffitto girano, l’aria è frizzante, fa anche meno caldo stanotte. Nella penombra fisso le pale e rimango a ascoltare quel rumore meccanico che concilia il sonno. Poi d’improvviso, mi salta alla mente un dato cabalistico, strano. Il numero dodici. Per la qabbalah ebraica è un numero dal forte significato religioso. Le tribù d’Israele erano dodici, i patriarchi erano dodici. Ma il dodici era anche un numero importante per i sumeri. Del resto, la nostra suddivisione del giorno in dodici+dodici ore deriva da loro. Infatti essi contavano non sulle dita, bensì sulle falangi di una mano, il che significava appunto che su una mano non si contava fino a cinque ma fino a dodici (ché il pollice opponibile veniva escluso dal calcolo perché serviva a contare).
Mi sto perdendo. No. Rimane particolare, da indagare questo strano evento della nazionale italiana in finale ai Campionati del mondo di calcio ogni dodici anni per la quarta volta. Messico 1970-Spagna 1982-Usa 1994-Germania 2006. Beh, per divertimento si potrebbe leggere un tetragramma (non so dove sia l’alef), due di queste finali sono in Centro-Nord America e entrambe perse con il Brasile. Le altre due sono in Europa. Ancora, la prima di queste finali è stata conquistata battendo la Germania in semifinale con un’epica partita finita – guarda caso – ai supplementari. Vabbè, qualcuno solleverà obiezioni dicendo che non si può tirare in ballo la qabbalah per sciocchezze del genere, perciò interromperò qui il flusso di studi scholemiani applicati al Mondiale di calcio.
Resta però che se tutto questo fosse una coincidenza (come di certo è) è pur sempre una coincidenza bizzarra.
Appuntamento a Berlino (questa città…) il 9/7 (no, no, smetto per carità, non è colpa mia se anche ’sti numeri), in compagnia della nazionale, dei numeri, delle qabbalah, delle coincidenze, dei riti propiziatori, delle scaramanzie.
