Ciò che NON siamo

Ieri è stato un giorno importante. Non è irrilevante la vittoria del NO al Referendum confermativo. A differenza di quel che ha detto l’on. Speroni (cioè che gli italiani fanno schifo), il popolo italiano ha mostrato una sua maturità. Non era facile per nessuno capire quello che diceva la riforma costituzionale, ci sono scuole dottrinali che si affrontano per interpretare leggi e principi costituzionali, figurarsi se il cittadino possa avere un’idea precisa su che cosa sia meglio fare o no.
In realtà, il risultato del Referendum va letto in altro modo – secondo me. Non è stata una vittoria dei conservatori (come qualcuno da destra ha detto, da che pulpito…), non è stata la vittoria dell’immobilismo. È stata invece la vittoria di un popolo che è stanco di una contrapposizione di blocchi che neanche durante la Guerra fredda era così elevata. Il “trionfo” del NO è un chiaro messaggio: le riforme, quelle vere, quelle di sostanza e di equilibri non si fanno a colpi di maggioranza.
Questa è la sconfitta maggiore per Berlusconi e la Lega. Sarebbe anche ora che si facessero da parte, o meglio sarebbe ora che qualcuno a destra desse loro il benservito. Stop alle dittature di maggioranza, stop all’infantilismo del “è tutto mio, perché ho vinto io”, stop alle metafore calcistiche in politica, stop al personalismo.
Il NO di ieri, per me, ha significato questo – ciò che NON siamo, di montaliana memoria. Ché si possa ripartire da una nuova e, al contempo, vecchia idea di democrazia: perché essa non è la volontà della maggioranza (questo è un assunto tautologico), la democrazia è il rispetto delle minoranze.