frammento 1

Non posso.
Ho capito, però avevi detto.
Eh, sì avevo detto, ma non mi va. Capisci non posso, non insistere.
No, non insisto, per carità. Solo che.
Hai ragione, ho sbagliato io. Non è colpa tua. Ma non posso.
Vabbè, allora, magari, poi, non so, domani se, o forse.
Non lo so Vincenzo. Forse lui parte dopodomani. Se parte ci vediamo.
Non lo lascerai mai, vero?
Ciao Vì, devo chiudere. Se riesco ti chiamo più tardi. 

Vincenzo passeggia rimuginando sulla telefonata. Alice non lascerà mai il suo uomo – lo sa, è così. È in corso Venezia, la borsa a tracolla sulla spalla sinistra, il telefonino nella mano destra. Guarda intensamente il display, augurandosi che ricominci a lampeggiare, che sia lei che lo cerca – come ci spera! Invece no. Tutto tace, tranne la città intorno a lui. Per un attimo distoglie lo sguardo dall’azzurro del display e incappa in una donna che parla a un vetro a neanche mezzo metro da terra. Rallenta, incuriosito. Nota che a altezza ginocchia ci sono ben tre finestre che danno su uno scantinato. Ma non è uno scantinato: è un ufficio – un loft in piena regola. Vede cinque postazioni con altrettanti piccì, a due a due e una solitaria sul fondo. Alle scrivanie ci sono solo donne – è un ufficio di sole donne. Una parla con quella che è sulla strada. Si capiscono (o credono di farlo) attraverso gesti e labiali. Vincenzo coglie solo ciò che dice la donna sulla strada accanto a lui. “Stasera vedo Carlo. No, Carlo! Eh, Carlo. No, non come farlo: Carlo. Dopo avere portato mio figlio da mia madre. No, che c’entra il coniglio, non preparo il coniglio da mia madre. Lascio Andrea, sì Andrea, mio figlio da mia madre. Eh! Come? No, non capisco. Ah, tu stai a casa con tuo marito? No, non so cosa fanno stasera in tivvù.” Vincenzo è stordito da quel dialogo tra pesci attraverso un acquario. Osserva gli schermi dei piccì. Su uno c’è la foto di un cane, su un altro si intravede un bambino. Su quello in fondo solitario c’è la foto di una spiaggia, una palma, il mare. Mai riuscirei a lavorare sottoterra, pensa, con tutta la gente che passa – non potrei neanche vedermi qualche sito porno in pausa senza sentirmi osservato. A questo pensiero Vincenzo scuote la testa, poi si riavvia. Lascia lì l’amante di Carlo e la donna che vedrà la tivvù con suo marito stasera. È stanco – e forse senza ragione.
Un’edicola gli si frappone nel difficile cammino tra gente che ha fretta e auto che scattano veloci al semaforo. Si lascia rapire da un titolo che minaccioso si agita al vento: “Giudice gli sottrae i figli e lui si spara”. Non c’è bisogno che legga l’articolo per immaginare ciò che il giornalista abbia scritto. Ci sono delle regole prestabilite, Vincenzo questo lo ha capito. È da un po’ che si diverte a indovinare parole e frasi fatte degli articoli esposti nei quotidiani. Anche in questo caso ha un’idea – ci sarà scritto dramma della follia, esasperazione, l’uomo da tempo soffriva di crisi depressive, i vicini lo consideravano un brav’uomo, niente avrebbe lasciato presupporre, gli esperti sottolineano la crisi dei valori, la perdita degli stimoli.
Poi l’attenzione di Vincenzo è accalappiata dalla “Gazzetta dello Sport”. Non perché si interessi allo sport o al calcio, ma in quanto vede in prima pagina la foto di un giocatore che piange. È seduto a terra, i calzoncini infangati, le mani sul volto e tutto intorno il titolo che recita: “Non bastano due gol, eliminati”. Quasi quasi mi compro una rivista porno. Ma questo pensiero è portato via dalla presenza ingombrante dell’edicolante: una donna severa e grassa, con occhiali spessi dietro i quali si celano due occhi piccoli e ravvicinati. Si vergogna a chiederle una rivista porno, oppure la visione della donna ha spento in lui ogni pulsione sessuale? Che importa, tanto non la avrebbe comprata comunque. Così si rincammina. È tardi, ha appuntamento fra mezzora. Poi si ricorda che stasera non vedrà neanche Alice.
Forse neppure domani.

2 Comments »

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  1. Non so perchè, ma leggendo questa storia ho sentito tutto il caldo dell’estate milanese.
    Mi è piaciuta.

    Comment by Millashokking — Mon 26 Jun, 2006 @ 14:23

  2. Presa in peno l’immagine di questa società confusa e instabile.

    Comment by cinzia — Tue 27 Jun, 2006 @ 9:08

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