La veste
Quando l’epilogo si vestì da prologo, quando il violino si scordò sull’ultima nota, fu allora che fuggì. Cercava ragione alla disfatta, leggeva nell’evento la disperazione di ciò che si negava. Non era permesso tornare al principio: Jhwh non lo avrebbe perdonato. Era spoglio, non ricordava dove avesse lasciato la veste donata. Così decise di fingere: poco importava se non gli avessero creduto.
Passeggiava con incedere insicuro, proprio di chi dissimula paure quotidiane. Doveva camuffare le note stonate del suo violino, ma le sue vesti erano perdute per sempre; come fare? Non conosceva risposta, ma proseguì. Sentiva il battito del cuore ritmato al respiro affannoso: epilogo di un nuovo inizio. Indossò una giacca qualunque, che trovò nel vecchio armadio di famiglia, forse era di suo padre. Impugnò l’archetto e riprese la melodia che lo aveva reso famoso. Laconico nell’anima descrisse il buio che lo circondava, ma nessuno poteva ascoltare ciò che suonava poiché il violino aveva perso le corde – nella sua mente un fa si unì a un sol, stonava ancora.
Il suo sorriso si annebbiava nella memoria del silenzio, profumo impercettibile svaniva sulla tastiera impugnata dai calli delle dita. Il freddo avrebbe assiderato le mani, ma i guanti non erano ammessi, né li avrebbe trovati. Tornare al prologo. Ecco soluzione, ma Jhwh, in sogno, lo avvertì che glielo avrebbe impedito. Era obbligato a suonare mentre vento spaginava spartiti di tetragramma antico.
Senza corde né veste stringeva l’archetto fino a ferirsi i polpastrelli: pianse di rabbia o amarezza, neanche lui sapeva. Riteneva che lei lo spiasse attraverso telecamera nascosta, per questo si disperava nel tentativo di ricordare la melodia. Lei lo osservava, ne era certo e gli provocava dolore. Lei, invece, lo aveva dimenticato nelle stanze del primo piano e adesso indossava la veste che lui aveva perduto e ammaliava nuovi spettatori: lei – antica spettatrice. La tramontana si placò: non un alito, né soffio vitale.
Fece mostra delle mele donatele da Jhwh, rosse come sangue di polpastrelli di violinista senza veste. Gli applausi scrosciarono, ma il sipario non calava. Sullo sfondo la scenografia sfumava, nessuno se ne accorse, neanche onlain sebbene tutto venisse fluidificato in emmepeg o anche solo con un emmepitré scaricabile.
Dalle stanze dei piani superiori si udì il frastuono di ante in balìa del vento, eppure fuori l’aria era rarefatta, senza nubi dominava Orione in un’aria afosa poco probabile per metà gennaio. Alzarono tutti gli occhi al cielo, ma i soffitti padroneggiavano la scena, imperlati di telecamere e lei rise gioiosa di vittoria in una guerra mai intrapresa. Il pianoforte sommerse le lacrime del violino muto, la veste si strappò in sottili fili che si espansero per il labirinto delle note, dove il Minotauro dormiva sonni tranquilli.
Jhwh ammonì ancora, poi tacque.
Le campane rammentarono l’ora di veglia. Tutti si connessero e fu un tripudio di commenti e forum. Lui riaprì l’armadio: c’era soltanto un paio di pantaloni démodé, a zampa di elefante, non li volle infilare. Prese delle forbici e tagliò a strisce i pantaloni, altrettanto fece con foto che lo ritraevano in concerto. Poi pose le strisce l’una sull’altra, alternate: stoffa e carta a formare un piedistallo. Vi salì e con il braccio sinistro teso alzò il violino al cielo. Si udì Jhwh lamentarsi, forse piangere, doveva rinviare l’arrivo del Messia, perlomeno finché la veste non fosse ricucita, il pantalone bruciato, le foto ricomposte, tutti gli emmepitré cancellati. Nel frattempo lei e il suo pubblico si abboffavano di mele, i cui torsi scaraventavano contro il soffitto. Un uomo senza giacca né cappello sbadigliò, una vecchia lo trafisse (neanche fosse un vampiro) con un pugnale ricavato da legno di violini scordati. Lei guardò la scena senza tradire emozione, poi volle far l’amore con tutti gli uomini che aveva attorno, convinta, che al piano inferiore, lui fosse morto. Le scene di sesso fecero molta audience, già dieci minuti dopo onlain si poteva scaricare tutto l’emmepeg a pochi centesimi – qualcuno addirittura lo mise in circolo gratuitamente.
Gli spartiti furono messi sul leggio, ma erroneamente furono invertiti alef e yod. Qualcuno donò nuove corde per il violino; lui sorrise e riprese a suonare l’antica melodia. Lei interruppe i suoi rapporti sessuali e si prostrò profondamente, la vecchia la rincuorò, ma lei, stavolta, non le diede ascolto.
Il violinista girava su se stesso, compenetrato in sé pregò Jhwh affinché si liberasse del male che lo attanagliava e il violino potesse scorrere note fluide senza mai interrompersi. Ma il Messia tardava, il violinista piangeva e suonava, lei oppiava la mente turandosi orecchie con tappi di cera – il detournament della sirena. Il pubblico annoiato lasciò la sala senza applaudire, stanchi di aspettare l’entrata in scena di attori persi nel labirinto che conduceva dai camerini al palco. Intanto, la notte sprofondava nella luce che all’inverso da Ovest si propagava a Est e intensa accecava gli increduli intenti a fuggirla. Qualcuno notò persino un hacker tossire. Anche lei fu sorpresa nella fuga e non trovò la strada di casa. Fuggiva senza direzione, ignara della prossima morte del violino. Jhwh non poté avvisarla, il violinista urlò, ma lei non lo poteva più ascoltare, circondata da giornalisti che la invitavano a trasmissioni e format nuovi che garantivano successo e denaro.
Il violino morì. Il feretro fu riposto nella veste perduta; la bara fu sotterrata fra le lacrime del violinista indifferente al nuovo violino fatto recapitare per l’occasione. Rimase sul pulpito a ricordare la melodia suonata: indeciso tornò sulla tomba e cercò di recuperare la veste che lo avrebbe aiutato a musicare l’arrivo del Messia; ma Jhwh non lo permise e scelse un nuovo violinista con una nuova veste per l’annuncio del suo Salvatore.
Lei ebbe successo e fu anche eletta al Parlamento, lui abbandonò la veglia al feretro, la musica non fu mai più eseguita, la vecchia governò, l’illusione trionfò, il Messia non fu seguito.
Jhwh dovette ricominciare da capo, infatti il nuovo violinista aveva la veste macchiata. Invece il vecchio violinista non tradì emozione quando bruciò gli spartiti – così volle dimenticare. Lei, nel frattempo, riuscì a fare votare una risoluzione delle Nazioni membro a dare la diretta a chiunque non avesse niente da dire. Jhwh, in disaccordo con tutti, non ammise interferenze con chi seguiva e pregava il Messia. La diretta fu cacciata per sempre a illudersi di illudere.
Il violinista aspettò pazientemente. La folla cercava il pane, i farisei i vincitori, i giudici le controversie.
Il Messia ebbe problemi con le royalty dell’acqua.
Da allora nessuno si è fatto vivo.
